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"... La Regia biblioteca marciana possiede già libri d'architettura navale moderna, e vorremo sperare che anche la benemerita fondazione Querini-Stampalia arricchisse la sua insigne biblioteca di libri moderni dell'arte nostra, affinché i nostri costruttori, e specialmente i più giovani, avessero modo di fare studi che anche la recente Esposizione dimostrò tanto necessarî al paese..." (1). (p. 57)
Alberto Errera, G. A. Zanon
Alberto Errera, G. A. Zanon. L'industria navale e le sue industrie attinenti all'esposizione internazionale marittima di Napoli (1871). Relazione al Municipio di Venezia. Venezia, Dalla tip. Municipale di Gaetano Longo, 1872
(1) A lode del vero, i curatori di quella Fondazione incominciarono già coll'acquistare la preziosissima opera del sig. Reed, sulla costruzione dei bastimenti in ferro ed in acciaio, tradotto nell'idioma francese.
"...Egli [Giovanni Querini Stampalia] morì il 25 maggio 1869, avendo prima, cioè il giorno 11 dicembre 1868, in atti del notaio Daniele Gaspari, fatto testamento, col quale ordinò una fondazione scientifica col nome di Querini Stampalia. Quindi il di lui palazzo, ricco di scelta biblioteca, di quadri, medaglie, ed altre antichità, sta aperto oggidì ai visitatori con apposite stanze da studio fornite dei migliori periodici italiani e stranieri..."
Giuseppe Tassini. Alcuni palazzi ed antichi edifici di Venezia storicamente illustrati ..., Venezia, M. Fontana, 1879, p. 224-225.
"... Che cosa ancora? Non occorre uscire dal canale [Grande] e recarsi per le calli a vedere malanni minori, come ad esempio a Santa Maria Formosa, il fumaiolo di ferro che lascia colare lagrime di ruggine sulla inutilità della fondazione Querini. Ma è lecito deplorare l'uso delle sbarre di ferro lungo le fondamenta e sui ponti. Dove i parapetti e le sponde sono di muro, le linee loro si imboccano e si rincorrono continue, ondulate, armoniose, vermiglie; dove sono di ferro, ogni bellezza di linea e di colore è perduta, perché i pilastrini che sorreggono la ghisa, spezzano e scompongono ogni continuità ed armonia di linee, mentre molta miseria di pianterreni rimpiange la perduta pietà delle fascie dissimulatrici..."
Carlo Emo, [Lettera al sindaco di Venezia Filippo Grimani a nome della società "Per l'arte pubblica", 1899], in: Pompeo Molmenti, I nemici di Venezia. Polemiche raccolte e annotate da Elio Zorzi, Bologna, Zanichelli, s.d., p. 311
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Combien dheures je passai à la Bibliothèque de Saint-Marc ou bien à la Querini, cherchant des interprétations romanesques à ses recueils de caprices!
Maurice Barrès. Amori et dolori sacrum (1903), in Venise entre les lignes, Paris, Denoël. 1999, p. 193.
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Debbo anzi tutto dire qualche parola su questo ambiente che ci ospita per la nostra inaugurazione del Centro psicoanalitico veneto: sono parole che sgorgano dai miei lontani ricordi adolescenziali. Perché proprio in questi locali della Biblioteca Querini Stampalia, negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, diciamo dal 1911 al 1915, io mi sono fatto la mia cultura di base. Venivo qui, dopo la scuola, al Liceo Marco Foscarini, in fondamenta S. Caterina; e trovavo a mia disposizione tutto ciò che in campo scientifico, letterario e filosofico, la scuola assolutamente non mi offriva. Con me frequentavano allora queste sale Nino Valeri, lo storico, nipote del poeta Diego, Gigi Pancrazi, fratello di Pietro, e nel 15, quando lAustria era già in guerra, alcuni triestini profughi, come i fratelli Slataper. Mi trovo dunque in una specie di mia vecchia casa. Dicevo che qui attinsi gli elementi fondamentali per la mia formazione culturale: oltre alla conoscenza di contemporanei di casa nostra, come Croce, gli scrittori del gruppo della Voce, le pubblicazioni della Cultura dellanima, dirette da Papini, e dei logici e matematici, come Vailati e Enriques, ebbi qui accesso a molte opere straniere, che si pubblicavano allora, e che altrove qui a Venezia non si trovavano: quali i Cahiers de la quinzaine, con gli scritti di Péguy, Romain Rolland e Daniel Halévy, le Pièces plaisantes et déplaisantes, di Bernard Shaw, tradotte in francese ma non ancora in italiano. Così pure opere scientifiche, quali gli scritti di Henri Poincaré, e i lavori sui fondamenti delle matematiche di Bertrand Russel. Mi scuso, se non ho potuto fare a meno di questo cenno di carattere personale, perché verso la Querini Stampalia ho, da ben oltre sessantanni questo debito di riconoscenza.
Cesare Musatti. Parole dette in una sala della Querini Stampalia il 25 aprile 1981 in Rivista di Psicoanalisi, XXVIII, 1, gennaio-marzo 1982, pp.83-84.
"... Dall' Istituto [Veneto di Scienze, Lettere ed Arti ] dipende una fondazione culturale della quale s'è parlato ripetutamente l'anno scorso in Italia: la Querini Stampalìa: biblioteca e pinacoteca. La pinacoteca perché malinconicamente abbandonata alle muffe e alle ragnatele fu l'origine di quei parlari; la biblioteca che doveva essere rifornita specialmente di materiale moderno e restare aperta dal pomeriggio inoltrato a tarda sera, integrando la Marciana, dopo un ottimo rilancio impressole dal compianto Segarizzi, è ridivenuta la compagna di malinconia della pinacoteca; e non si provvede nemmeno a nominare il successore del valentissimo bibliotecario morto!" (p. 2, col III)
Gino Damerini. Istituzioni di cultura italiana. IV, A Venezia, in Il Marzocco, a. XXIX, n. 50, 14 dicembre 1924
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Ma il destino veneto di Dazzi fu presto ribadito per sempre: dalla Malatestiana egli fu chiamato, esattamente nel mezzo canonico della vita, a Venezia a dirigere la Querini-Stampalia. Anche qui era stato preceduto da un bibliotecario deccezione, anche se in senso radicalmente diverso da Serra, Arnaldo Segarizzi, morto due anni prima. Del suo predecessore Dazzi ha tracciato lelogio più semplice ed efficace che si possa desiderare: La biblioteca familiare dei Querini sera trasformata in uno strumento vivo per la cultura cittadina. E strumentale in modo magnifico fu quello schedario da lui ideato e attuato, dove le schede dautore e di soggetto si fondono in un unico ordine alfabetico, presentandosi la consultazione facile come quella di una enciclopedia. Era il Real-Katalog che si veniva studiando e ampliando allestero, ma che in Italia fu per lunghissimi anni solo, esemplare. (Ancora oggi di tali cataloghi non ce ne sono molti, da noi, né i tempi purtroppo sembrano volgere al meglio). Così diceva modestamente Dazzi.
Cosabbia rappresentato per circa trentanni per la cultura veneziana la presenza di Manlio Dazzi alla direzione di quella moderna biblioteca, diventata per suo merito precipuo un centro vivacissimo di cultura letteraria, artistica e civile, mi sembra qui quasi superfluo dire. Della vita intellettuale veneziana egli fu per tutto questo tempo uno stimolo quotidiano, un provvido, disinteressato, aperto demiurgo
Gianfranco Folena. Umanità di Manlio Dazzi in Atti dellAccademia Patavina di Scienze Lettere ed Arti, Padova, 1973, pp. 70-71.
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Cinque anni dopo liscrizione allAccademia di Venezia e la scoperta di Picasso attraverso le riproduzioni delle riviste sfogliate alla Querini Stampalia
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Armando Pizzinato. Il 900 secondo Pizzinato, in Messaggero Veneto, 18 gennaio 2001.
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E vorrei fare riferimento ad un punto della città. E' una biblioteca, la Querini Stampalia, che non è dominata dal regime; vi è un uomo molto aperto come direttore, Manlio Dazzi. Ci si avvia già dopo gli anni trenta verso la stagione più difficile dal punto di vista civile, cioè gli anni della guerra, e questa biblioteca diviene veramente un punto di incontro di intellettuali e di uomini liberi. A catalogo, anche dopo le leggi razziali, rimangono le schede degli autori ebrei e le opere restano a palchetto. Intorno a questo piccolo foyer si prepara tutta una serie di fatti, a cui Carlo Scarpa è sempre presente e partecipe
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Giuseppe Mazzariol. Lo spazio dell'arte. Scritti critici 1954 - 1989. Paese, Pagus, 1992, p. 118.
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Ma se vogliamo vedere quali sono stati gli spunti culturali(mi pare che sia questo il termine che mi proponi) allora mi vedi alla Querini , subito anche con quelle riviste ...
Emilio Vedova. Testimonianza in Ritratto dellitaliano. Venezia, Marsilio, 1983, p.109.
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e poi recarsi eventualmente a studiare nella famosa biblioteca Querini Stampalia o nellaltra ancor più famosa Marciana dove il riscaldamento era ottimo e gratuito
Giuseppe Berto. La cosa buffa. Milano, Rizzoli, 1972, p. 133.
"[Giuseppe Mazzariol]
Mi raccontò una volta di aver passato tutta un'estate in biblioteca e di aver letto in quel tempo tutto Leopardi, Zibaldone compreso. Finito che ebbe uscì un pomeriggio nel sole e sostò sul ponte (quello a lato dell'attuale ponte d'accesso scarpiano che all'epoca non esisteva), giurando a se stesso di non mettere più piede in biblioteca, dove gli sembrava di aver disperso troppo del suo tempo di adolescente: per tornarvi invece su invito di Dazzi, dopo la guerra, quando ancora Venezia e in Venezia la Querini, erano luoghi deputati all'incontro della più bella intellettualità: rammentava tra gli altri Carlo Izzo, Aldo Camerino, Diego Valeri, Neri Pozza
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Giorgio Busetto. Lo spazio dell'arte. Scritti critici 1954 - 1989. Paese, Pagus, 1992, p. V.
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Entrai di straforo e in modo quasi abusivo nel 1942; Direttore era il benemerito professor Dazzi, che poi mi si affezionò molto e con cui ci fu in seguito molta collaborazione; ma pare che io fossi allora, come si suol dire, un poco immaturo. Da allora ho frequentato con molto amore questa biblioteca, che è sempre stata uno dei luoghi più vivi della nostra città: mi ricordo la bella sala dei periodici, che forse era più comoda di adesso perché stava allentrata, e un ragazzo di quattordici o quindici anni vi si trovava di colpo immerso in una serie di realtà. Cerano 3-400 periodici; ogni tanto ne veniva spiegazzato uno, ne veniva magari strappata una pagina, e allora per punizione il periodico veniva sottratto alla lettura. Tra il 45 e il 46 nacquero centinaia di periodici nuovi, in un clima di libertà che nessuno avrebbe potuto immaginare, ed era una circolazione daria magnifica, la biblioteca era sempre molto affollata
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Marino Berengo. Limportanza dellesposizione nelle sale della Querini degli ultimi fascicoli delle riviste: unesperienza personale, in Oltre lautomazione: cooperare
, Venezia, 1995, p. 69.
"... Non rimane che andare in qualche biblioteca, ma è un giorno di festa e sono chiuse, però ci si ricorda che la Querini Stampalia è aperta, anche nelle ore che le altre biblioteche sono chiuse, per disposizione testamentaria del suo fondatore Giovanni Querini Stampalia, l'ultimo di questa famosa famiglia patrizia veneziana...
La biblioteca si trova in quello che fu il loro palazzo, a Santa Maria Formosa, la parrocchia che era un po' come il loro feudo, e questo palazzo è come un castello difeso da un canale, rinserrato tra altri palazzi e vi si entra per un ponticello da una stretta calle ed oscura..."
Giovanni Comisso. Una strana famiglia patrizia in Gazzetta del popolo, 8 giugno 1943.
"... Venezia, città culturalmente vitale, aveva in sè la capacità di farsi moderna senza deformarsi e defigurarsi: bastava che le spinte per uno sviluppo qualitativo fossero più forti delle controspinte speculative. Era indispensabile un programma con tre livelli: ambientale, urbanistico, edilizio. C'era un forte strumento progettuale, la Facoltà di Architettura che, istituita e diretta da Samonà, era tra le più avanzate in Europa e, senza paragone, la migliore d'Italia. S'accordava a quella prestigiosa presenza quello che fu il maggior proposito di Mazzariol: fare di Venezia un centro dell'architettura moderna, dove concorressero a lavorare i suoi massimi esponenti di tutto il mondo: F.L. Wright, Le Corbusier, L. Kahn. Accanto a loro non avrebbe certo sfigurato il veneziano Carlo Scarpa, che non solo di Mazzariol fu amicissimo, ma con lui disegnò con l'immaginazione la forma dell'utopica Venezia moderna in perfetta coerenza con la sua storia. La collaborazione non fu soltanto ideale, produsse un piccolo capolavoro: la sede della Fondazione Querini Stampalia, dove Scarpa ideò con Mazzariol un raro modello, potrebbe dirsi, di funzionalità intellettuale ..."
Giulio Carlo Argan. Lo spazio dell'arte. Scritti critici 1954 - 1989. Paese, Pagus, 1992, p. VII - VIII.
"... Una mattina del '61 alla Querini, quando gli chiedevo che l'acqua alta restasse fuori dell'atrio del palazzo, sede della Biblioteca, lui guardandomi fisso negli occhi dopo una pausa di attesa alla mia pressante richiesta: "dentro, dentro l'acqua alta; dentro, come in tutta la città. Solo si tratta di contenerla, di governarla, di usarla come un materiale luminoso e riflettente. Vedrai i giochi della luce sugli stucchi gialli e viola dei soffitti, una meraviglia!". Gli occhi ridenti e una grande ma anche pudica felicità di comunicarti un dono: la soluzione del problema, e in più la bellezza, il gioco, l'incanto dell'inatteso ..."
Giuseppe Mazzariol. Lo spazio dell'arte. Scritti critici 1954 - 1989. Paese, Pagus, 1992, p. 124.
... Invece che a giugno, perciò, si sarebbe laureata a febbraio, cosa che a Venezia, con la Marciana e la Querini-Stampalia sotto mano, le sarebbe riuscita benissimo, mentre Ferrara no, per un sacco di ragioni la sua tesi sulla Dickinson non sarebbe mai potuta procedere con la necessaria speditezza (questo almeno aveva detto lei).
Giorgio Bassani. Il giardino dei Finzi-Contini, Torino, Einaudi, 1962.
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Confesso la mia debolezza libresca, ma non cè posto al mondo che mi trasmetta, più di una vecchia biblioteca, il segno del duraturo. Ora, per me, la Biblioteca ideale ha la struttura e lelusiva eleganza della Querini. Nelle sue sale, dentro i profumi del suo giardino, ho incontrato i maestri di spirito e carta. Lì ho letto La morte di Ivan Ilich, Le Operette morali, I Sonetti di Shakespeare e quel capolavoro di satira novecentesca che è The loved one, Il caro estinto.
Lì, per notti e notti, ho discusso con una barba geniale e furente, di nome Vedova; con un flautato, vescovile pennello di nome Santomaso; con la distrazione occhicerula di un poeta radiofonico, Carlo Della Corte; con un maestro pigro, e sensuale del colore, Balest. E infine, con un filosofo lagunare, indimenticato maestro di coraggio e conoscenza, Armando Vedaldi
Nantas Salvalaggio. Ombre in cortile: un concerto alla Querini Stampalia in Il Gazzettino, 24 gennaio 1977.
"... Nell'ufficio della direzione della Fondazione Querini Stampalia sedeva di fronte a me un uomo severo dallo sguardo malinconico e dolce. Forse era infastidito per quella visita così insistentemente richiesta. Era mio docente di Istituzioni di Storia dell'Arte nel primo anno di corso all'istituto Universitario di Architettura a Venezia.
Gli esposi con trepidazione la mia impossibile richiesta: volevo e dovevo lavorare con Le Corbusier, il Maestro che in quel momento si occupava del progetto per il nuovo ospedale di Venezia..." P. 124-125
Mario Botta. Quasi un diario. Frammenti intorno all'architettura. Firenze, Le Lettere, 2003
"... Ricordo le discussioni con Bepi alla Querini Stampalia per individuare quell'architetto che potesse occuparsi del nuovo Palazzo dei congressi. Ricordo come Bepi, nell'euforia di trovare qualcuno capace di resistere al torpore che già invadeva la città, simile a un animale alla ricerca del proprio habitat, facesse un esame più etico che estetico ai diversi architetti che potevano occuparsi di questo problema e come - di fronte al lavoro di Louis Kahn - avesse immediatamente sentito la capacità del grande architetto americano..." P. 102-103
Mario Botta. Quasi un diario. Frammenti intorno all'architettura. Firenze, Le Lettere, 2003
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Ma diciamo, prima, della biblioteca che fu tutto il suo mondo, e che, del resto, è già per sé una biblioteca sui generis, diversa (è da credere) da tutte le altre biblioteche sparse per le città dEuropa e di America, degna perciò che se ne parli, almeno per rapidi cenni. La sede è nel palazzo avito della nobile famiglia Querini
La biblioteca occupa tutto il primo piano, non pure del corpo centrale del palazzo, ma anche della sua ala sul giardino
La singolarità della Querini è in ciò: che la sua pubblica funzione non ha minimamente alterato il suo carattere originario di dimora signorile. Gli studiosi, nella maggior parte studenti, hanno limpressione, entrandovi, di essere ricevuti dal signor conte Giovanni in persona; ricevuti con un sorriso cordiale e messi sùbito a lor agio. I più, infatti, ci passano volentieri, in quelle sale, i pomeriggi interi, e ci tornano la sera fino a toccare lora di chiusura che di poco precede la mezzanotte
Queste bellissime sale dai pavimenti e dai mobili lucenti, tutti quei libri schierati lungo le pareti delle stanze interne, la calma luce diffusa per ogni dove, il silenzio sospeso nellaria tranquilla
Diego Valeri. Un impiegato dordine, in Il Giardinetto, Milano, Mondadori, 1974, pp. 196-199.
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one must think of the great skill with which the Japanese use a very small space and create magical things... I have really and truly seen things there in very small spaces that for sheer ingenuity beggar description... where I lived in Tokyo, in a little house, one could open the little door and see three drops falling - drip, drip, drip - to be absorbed in a patch of land like this, three or four meters long. and there were three or four plants that needed this moisture, and were even in bloom, and the space separating the houses (the wall belonged to the house nexy door, and our entrance was covered) was no bigger than that.... at the Querini Stampalia there is a modest attempt at this sort of thing.... this Querini garden, if you have seen it, should be basically a tiny one, delicate, refined, distinctive, authentic, and very, very well groomed
Carlo Scarpa, 1975.
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Proseguo ricerche su Giorgione alla Querini Stampalia, la più riposatrice biblioteca dItalia
Guido Ceronetti. La pazienza dellarrostito. Milano, Adelphi, 1990, p. 31
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Consideriamo per esempio Giacomo Leopardi, il più grande lirico della letteratura italiana. Andate a vedere le anastatiche dei suoi manoscritti alla Biblioteca Querini Stampalia, e vedrete che ci sono varianti a non finire, fino a quattordici per un aggettivo
Giuseppe Mazzariol. Lo spazio dell'arte. Scritti critici 1954 - 1989. Paese, Pagus, 1992, p. 175
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Marilina
si ferma alle cassette della posta. La sua straripa di foglietti: mercatino delloggetto curioso, mercatone del mobile, supermercato, ipermercato, poi, confuso in mezzo alla pubblicità, il plico che aspettava dalla Querini Stampalia di Venezia, che bravi!, che efficienza!
Carmen Covito. La bruttina stagionata. Milano, Bompiani, 1992, p. 135
" ... Il prit la direction de la Fondation Querini Stampalia. Il franchit le pont de bois qui retenait le regard mais dont on voyait qu'il avait été rajouté, entra et se trouva une table tranquille au fond de la bibliothèque. Les monographies concernant Giovanni Bellini se trouvaient dans la section voisine. Il les apporta toutes et les empila sur la table comme des briques. Les feuillettant une à une, il chercha des reproductions du tableau de l'église San Zaccharia. Tous les ouvrages parlaient du tableau mais aucun ne contenait suffisamment d'explications sur les personnages. [...] Vers le soir la bibliothèque se remplit. Une foule de jeunes gens, pour la plupart des étudiants, avaient occupé l'espace autour de Kamil sans qu'il s'en rende compte, Pour faire un peu de place aux nouveaux venus, il alla déposer les livres sur le sol. Tandis qu'il retournait à la table, son regard fut attiré par une mince brochure coincée entre de gros volumes. Il commença à la feuilleter. Dès les premières pages, ses yeux luirent de satisfaction. Il avait trouvé ce qu'il cherchait. Un détail du tableau de l'église San Zaccaria occupait toute une page. Il reconnut immédiatement le barbu en robe rouge et la jeune femme qui tenait un bol à la main. [...] Kâmil retourna à sa place et s'efforça de se reprendre parmi les jeunes plongés dans leur lecture. [...] Rien ne pouvait exprimer le bien-être de Kâmil. Tout cela était-il une simple coïncidence, ou cela faisait-il partie des pièces d'un puzzle attendant d'être reconstitué? Il sortit du bâtiment de la Fondation. Il entendit un moment le pont de bois craquer sous ses pieds. Le temps allait se couvrir...
Nedim Gürsel. Les turbans de Venise. Paris, Seuil, 2001, p. 162-166
Florian Arte Caffè. Nuovissimo e nato dalla collaborazione tra il Caffè Florian e la Fondazione Querini Stampalia, si affaccia sul celebre giardino "japan style che fu dell'architetto Carlo Scarpa. Gli spazi destinati al ristoro sono stati progettati dal suo allievo Mario Botta. Qui la tradizione del celebre "caffè letterario di Piazza San Marco si integra con le attività della prestigiosa Fondazione, unendo cultura e piacevolezza del servizio nel segno di una comune apertura alla contemporaneità. Il menù trae ispirazione dalla tradizione veneta, ma offre rivisitazioni di uno straordinario chef. Si possono, infatti, trovare nel nostro piatto giganti conchiglioni di pasta, sapientemente farciti di tonno e pomodoro in perfetto stile "finger food. E ancora: il delicato sformato di zucchine con caprino fresco all'aceto balsamico, e per finire, il cremino di gianduia e nocciole Florian o il coloratissimo piatto di frutta fresca esotica. Il tutto con la garanzia della qualità Florian e con la possibilità di acquistare i prodotti del marchio: dalle porcellane al caffè, al cioccolato, agli oggetti di design. Su prenotazione si può andare a pranzare senza pagare il biglietto d'ingresso. Gli studiosi e studenti della biblioteca per due ore al giorno, all'ora del tramonto, si danno appuntamento al bar per il più tradizionale degli aperitivi veneziani: lo spritz (vino, bitter e selz). Aperto dalle 10.00 alle 23.00; chiuso domenica sera e lunedì Tel. 041-5206675.
Maria Sole Pantanella. Un caffè al museo. Caffetterie dei musei d'Europa. Firenze, Le Lettere, 2003
"... Ho scritto buona parte del libro nella biblioteca della Fondazione Querini Stampalia, a campo Santa Maria in Formosa e non avrei potuto sognare un luogo più gradevole per lavorare..."
Andrea di Robilant. Un amore veneziano. Un giovane aristocratico, un'avventurosa ragazza inglese, una storia vera. Milano, Mondadori, 2003.
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1872 Alberto Errera, G. A. Zanon
1879 Giuseppe Tassini
1899 Carlo Emo
1903 Maurice Barrès
1911-1915 Cesare Musatti
1924 Gino Damerini
1926-1956 ca. Gianfranco Folena
1930 Armando Pizzinato
1930 ca.-1943 Giuseppe Mazzariol
1938 ca. Emilio Vedova
1935 ca.? Giuseppe Berto
1938, 1950 - 1973 Giorgio Busetto
1942-1946 Marino Berengo
1943 Giovanni Comisso
1959 - 1963 Giulio Carlo Argan
1961 Giuseppe Mazzariol
1962 Giorgio Bassani
1963 ca. Nantas Salvalaggio
1964-1965 Mario Botta
1969 Mario Botta
1967 Diego Valeri
1975 Carlo Scarpa
1980 ca.? Guido Ceronetti
1989 Giuseppe Mazzariol
1992 Carmen Covito
1999 Nedim Gürsel
2003 Maria Sole Pantanella
2003 Andrea di Robilant
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